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Angolo della Lettura - In Preparazione alla Pasqua

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Giacomo Alberione, Alle Suore Pastorelle
(AAP1964, 68-83).
 
Gesù, quando si è dichiarato il buon Pastore, ha aggiunto: «Il buon Pastore dà la vita per le pecorelle» (cf. Gv 10,11). E questo viene ricordato nella settimana santa a cui ci avviciniamo.
 
Sono, questi giorni, i giorni ultimi della vita terrena di Gesù buon Pastore fra gli uomini, visibilmente fra gli uomini. Erano i giorni in cui egli si manifestava e manifestava le cose più intime agli apostoli: e d’altra parte annunziando che stava per partire, per lasciarli; e d’altra parte promettendo lo Spirito Santo che avrebbe mandato dal cielo, e poi comunicando la missione che essi, gli apostoli, avrebbero dovuto compiere: egli il buon Pastore, loro sarebbero stati dei buoni pastori. Quindi, giorni in cui si maturava la separazione, giorni santi, e d’altra parte possiamo anche indovinare un po’ quali erano i sentimenti di Maria, la madre del buon Pastore.
 
Non sappiamo quanto Gesù avesse confidato, comunicato alla sua madre, ma certamente Maria intravedeva che la tempesta si addensava sopra Gesù, sulla testa di Gesù: i suoi nemici lo  volevano morto ad ogni costo. E Caifa aveva sentenziato: «È necessario che uno muoia e non perisca tutto il popolo» (cf. Gv 18,14). Questo era detto in un senso, ma nel senso che viene considerato da chi interpreta bene la scrittura. Ecco, essi interpretavano che morisse Gesù, perché non morisse tutto il popolo di Israele; ma lì, per noi, la morte di Gesù è che non si perdano tutti gli uomini. La morte di Gesù, la morte del buon Pastore per la salvezza di tutte le pecorelle, di tutti noi.
 
Questi giorni, perciò, sono giorni molto santi, giorni in cui si ha da conservare la serenità, la letizia interiore, quella letizia santa però. Conservare questa letizia, ma nello stesso tempo un abituale raccoglimento, per interpretare bene tutto quello che la Chiesa ci fa sentire cominciando dalla domenica delle palme e in questa settimana (la settimana vien chiamata la settimana di passione), poi la domenica delle palme e quindi la settimana santa.

Seguire quanto la Chiesa ci fa leggere nel messale: l’epistola, il Vangelo e gli altri tratti vari; poi seguire tutte le cerimonie della settimana santa, interpretando il senso di queste cerimonie, di queste funzioni.
 
E poi, prepararsi ad una confessione  particolare e ad una comunione particolare. Che sia la confessione pasquale, che sia la comunione pasquale! Questi giorni sono come un ritiro mensile. Confessione pasquale: con uno sguardo generale all’anno, che si è trascorso dalla Pasqua del 1963 alla Pasqua del 1964. Sì, uno sguardo generale, se si è progredito, se già si è migliorati sia nella pietà sia nella pratica delle virtù: l’obbedienza, la carità, e sia nella conoscenza e la preparazione all’apostolato; e poi tutta la formazione religiosa che viene data nell’istituto. Sì, uno sguardo generale.
 
Nel complesso di un anno, qualche progresso certamente c’è stato. Domandarsi: quante sono state le grazie nel corso di un anno, le grazie ricevute dal Signore, e come noi abbiamo corrisposto alle grazie di un anno, sì. E come è la nostra volontà attuale. Interrogarsi: come è la mia volontà adesso? Ho io un impegno forte, deciso di progredire? Ecco, constatare lo stato della nostra anima. Può essere fervoroso e può essere meno fervoroso e anche essere tiepido. Può essere che noi adoperiamo tutti i mezzi per crescere nell’amore a Dio, e può essere anche che lasciamo passare inutilmente delle grazie. Uno sguardo generale, così, senza il bisogno di ripetere e di entrar di nuovo in particolarità che già nei passati mesi si sono considerate e si sono anche detestate. Quindi ricordare quanto il Signore ci ha concesso in questo periodo di un anno. Allora la confessione, accompagnata da un pentimento più intenso, più sentito, e dall’altra parte da proposito di migliorare. Migliorare!
 
La settimana santa deve imprimere nella vostra anima lo spirito pastorale. Ecco: il buon Pastore che ha dato la vita, e le suore di Gesù buon Pastore: impegno della vita per le anime. Vivere per le anime! Sì! Partecipare quindi alla missione stessa del sacerdote e alla missione stessa di Gesù Cristo buon Pastore. Entrar sempre meglio nello spirito vostro: suore dedicate alle anime. Poi vi è la comunione pasquale. Sì, la comunione pasquale deve portare in noi una letizia santa, perché il buon Pastore ha dato la sua vita, ma è risorto. È risorto!

E quindi egli ha confermato - con la sua risurrezione - ha confermato quello che aveva insegnato, predicato durante i tre anni di vita pubblica; e confermato egli, mostrandosi Dio per la sua risurrezione. Tutti devono accogliere con  riverenza e amore quello che è nel Vangelo, quello cioè che Gesù ha insegnato. Sì.
 
Pasqua di risurrezione! E dobbiamo anche dire: Resurrexi! Sì, noi risorgiamo anche. Vi è una morte, che è la morte fisica quando c’è la separazione dell’anima dal corpo; ma c’è anche la risurrezione dalla morte spirituale, quando si è in uno stato penoso di peccato. Ma se non si arriva lì, qualche volta c’è da risvegliarsi almeno. Resurrexi! Risvegliarsi spiritualmente con una generosità nuova, sì, una vita nuova: la vita sempre più modellata sopra Gesù Cristo. Oh, avanti quindi. Utilizzare questi giorni qui, una decina di giorni, e poi il tempo pasquale si prolunga, come già sapete, e deve essere un tempo in cui c’è il nuovo fervore. Il nuovo fervore un po’ in tutto, non solo nella preghiera, ma in tutta la giornata.
 
Oh, la Pasqua deve ricordarci che siamo fatti per il paradiso, che la nostra vita è breve, ma tutto è ordinato alla gloria eterna di Dio e quindi alla nostra felicità, perché la felicità nostra starà nel glorificar Dio, nel glorificar Dio. Guardare al cielo: pensieri di cielo, desideri di cielo, sì. Oh, la vita nostra! Beato chi si orienta definitivamente e fermamente nella via del cielo e particolarmente la consacrazione completa al Signore, sì.

Se vi è stata questa grande grazia della vocazione, ecco i giorni son preziosi! Ognuno avrà la ricompensa, il premio secondo che avrà operato sulla terra. Se si passa a questo amore intenso di Dio e se questo amore è sempre più intenso, lì allora la vita si arricchisce ogni giorno. Arricchisce di meriti ogni giorno.
 
Vivere quindi in unione con Gesù Cristo. E viverlo voi, sotto quale forma? Sotto quale colore - diciamo -, sotto quale parte dello spirito di Gesù? Ecco, per voi lo spirito di Gesù buon Pastore. E quindi la spiritualità deve sempre portare questo colore: Gesù in quanto buon Pastore, sì. Gesù che vive in noi e egli in noi è l’adoratore del Padre, è il riparatore dei nostri peccati, è il mediatore di grazia. Vive in noi! E in noi non sta inutilmente, cioè non sta ozioso. La vita di Gesù nelle anime è il mistero di Gesù Cristo, il mistero quale ha illustrato, spiegato, applicato san Paolo.
 
Quindi, una vita ordinata alla santificazione. Una vita sempre più unita a Gesù Cristo buon Pastore. Sì, fino a questo punto: non solo noi uniti a Gesù Cristo, ma quando Gesù Cristo buon Pastore vive in noi. Egli che vive! Allora è lui che domina i sentimenti, i pensieri, i voleri, le attività, tutto. Vivit vero in me Christus (Gal 2,20). E vivit vero in me Christus come buon Pastore. Sì, ogni sacerdote è pastore; voi, la missione con la quale partecipate secondo la vocazione, le costituzioni. Perciò, questi giorni sereni, ma una unione speciale, un raccoglimento particolare.
 
In questi giorni comprendere alquanto tutti gli ultimi giorni della vita terrena di Gesù e comprendere bene il significato delle cerimonie, delle varie funzioni e delle parole che la Chiesa ci fa considerare, e poi le solennità stesse del giovedì santo, venerdì santo, e il sabato santo e la Pasqua, e poi i giorni successivi, aspettando poi la festa del buon Pastore, successivamente dopo i giorni come sapete. Vale a dire così: «Il buon Pastore dà la vita per le sue pecorelle» (cf. Gv 10,11).



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