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Angolo della Lettura - La Pasqua Rivela il volto di Dio

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Nella Risurrezione di Gesù Crocefisso Dio si fa conoscere e appare, in qualche modo, diverso da quanto l’uomo poteva immaginare in una prima ed embrionale conoscenza di lui. Dio appare diverso non di una diversità totale (cioè non totalmente altra da quella che l’uomo aveva cercato) bensì di conoscenza eccedente, trasbordante la conoscenza di prima.
 
In quali linee, dunque, Dio si mostra altro e diverso nella rivelazione di Gesù Cristo Crocefisso e Risorto, Figlio suo abbandonato sulla croce ed esaltato nella gloria della vita risorta?
Con linguaggio umano, analogico e quindi sem¬pre imperfetto, possiamo tentare di esprimere due linee opposte e complementari:
  • una prima linea è quella della comunicatività, del calore affettuoso, dell’intimità, della fecondità, della pienezza;
  • una seconda linea è quella del sacrificio, dell’uscire da sé, della rinuncia, del donarsi perdendosi, della risonanza alla parola di Gesù: «È meglio dare che ricevere».
In altre parole la Risurrezione del Crocefisso Gesù è rivelazione di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. Dio Padre è colui che ha risuscitato Gesù, e il suo gesto permette di riconoscere in tutta la vicenda umana di Gesù la storia del Figlio di Dio, e non di un uomo soltanto. La Risurrezione è il grande sì di Dio Padre, il Dio della comunicatività, al valore divino del sacrificio, dell’uscire da sé, del donare perdendosi del Figlio sulla croce. Il Figlio, tradito, ucciso, obbediente fino alla morte, che dalla croce dona lo Spirito di vita, e risorge lui stesso come Signore della vita, mostra che la forza del dono fino alla morte è forza divina, prerogativa del principio sommo dell’essere, ed è norma di vita veramente umana a somiglianza di Dio.
 
Lo Spirito Santo, dono di Gesù Risorto ai credenti, fa di coloro che erano prigionieri della paura della morte, i testimoni liberi, coraggiosi della vita e dell’amore che si dona. Lo Spirito Santo rende così testimonianza nella storia a quel mondo di essere del divino che noi traduciamo con: coraggio, vitalità, entusiasmo, senso di positività della vita, di una vita che non ha temuto le oscu¬rità e le sofferenze di una prova estrema.
 
L’evento pasquale dunque, la Pasqua che noi celebriamo rivela il nuovo volto di Dio che, rimanendo principio del nuovo essere e ragione ultima delle cose, appare insieme come Trinità, paternità, intimità, fecondità, dono, figliolanza, compagnia, entusiasmo, amore, pienezza di vita comunicata.
 
E noi, Chiesa che celebriamo questa nuova conoscenza di Dio, che ci è data nel Crocefisso Risorto, Figlio dì Dio, che dona lo Spirito, come possiamo vivere e accogliere questa rivelazione? Noi Chiesa siamo frutto e dono di questa azione trinitaria di Dio nella storia: noi siamo esperienza viva della Trinità e noi parliamo e testimo-niamo oggi di Dio in quanto ne facciamo esperienza viva, e passando per essa ne comunichiamo l’immagine alla storia.
 
Quale Chiesa però, ci chiediamo, comunica l’immagine del Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, nella storia? Quella Chiesa che è Chiesa, cioè che è entusiasmo, preghiera, coraggio, sacrificio, fiducia, abbandono al Padre, dono di sé, comunione dei cuori. Questa è la Chiesa suscitata dalla Trinità nella Pasqua!

ATTEGGIAMENTO PASQUALE
 
Sorgono tante domande. Quando troviamo nella nostra vita e intorno a noi momenti di dolore, di malattia, di sofferenza morale, qual è il nostro atteggiamento? Rifiutiamo questi momenti, li evitiamo, cerchiamo di cancellarli, di chiudere gli occhi? Ci accontentiamo di passarci sopra, pensando soltanto al dopo? Oppure il Signore Risorto, lo Spirito di Cristo che è in noi, ci da la grazia di trovare dentro l’involucro doloroso, possibilità umana di vita, di fiducia in Dio, di solidarietà fraterna, di pazienza, di maturazione spirituale? Sperimentiamo come spesso nella desolazione matura l’amore, la vita, l’amicizia un nuovo senso delle cose?
 
E nella vita sociale, dove accanto a tanti valori promettenti, troviamo tante delusioni, ingiustizie, strutture mortificanti o insufficienti, qual è il nostro atteggiamento? Cerchiamo soltanto un rimedio esterno a noi, invochiamo soltanto, come pure è giusto e doveroso fare, strutture più giuste, leggi più corrette? Questo è importante e necessario, ma la Pasqua è molto di più. Essa ci insegna che dobbiamo chiederci: che cosa possiamo cominciare a fare noi, con il nostro amore, la nostra disponibilità, il nostro intervento immediato, con lo stesso nostro ottimismo che nasce dall’avere bevuto alla sorgente della vita che è Cristo? Il cambiamento dei nostri atteggiamenti personali e comunitari ci permette di vivere tutte le situazioni, anche le più dolorose, e di impegnarci, con la forza di Dio, a modificarle dal di dentro? La vita risorge con Cristo, la vita di Cristo in noi ci fa capaci di dare vita e di testimoniarla.

DUE MOMENTI ESSENZIALI DEL GESTO PASQUALE
 
Siamo invitati ad approfondire il rapporto tra i due momenti essenziali del gesto pasquale, cioè la morte e la Risurrezione. La seconda supera la prima non cancellandola, ma portando a pieno sviluppo la vita già presente nella morte per amore. La luce della Risurrezione non fa scomparire la croce, ma aiuta il credente a capire il mistero di vita e di amore che si sprigiona da essa.

Se trascuriamo questa connessione che è la struttura intima del mistero pasquale ci esponiamo a delusioni talora drammatiche. La gioia pasquale, e l’augurio pasquale, debbono fare il conto con la realtà nella quale, dal punto di vista storico dello svolgimento degli eventi nella loro materialità, nulla sembra essere cambiato: continuano a sussistere intorno a noi la malattia, la morte, l’odio, le inquietudini sociali.
 
La Pasqua non toglie immediatamente queste realtà, ma ci dice che, se Cristo è vivo nella gloria di Dio, se Cristo è vivo nella Chiesa e nella storia, se è vivo, quindi, in noi, tutto questo non solo non ci impedisce di amare, ma ci rende possibile sperare ed amare sempre di più. Per chi ha capito qualcosa della vita e dell’amore, questa è una parola che dice tutto; Cristo ci assicura che chi vive nell’amore anche la sofferenza e la morte, non è abbandonato da Dio, ma viene accolto, amato, avviato verso la pienezza della vita e della gioia.
 
Chi ama riceve la vita di Cristo ed è fatto capace di trasmettere vita intorno a sé. La gioia pasquale, dunque, non è superficiale e smemorata, non è gioia di un momento o di maniera, ma è gioia capace di fare memoria seria della croce di Cristo; così ci fa trovare le strade lungo le quali annunciare ai fratelli la vera speranza.

GIOIA PASQUALE
 
Ci chiediamo: che cosa è questa nostra gioia di Pasqua? Che cosa significa, che cosa dice, che cosa contiene? Non corre forse il rischio di essere qualcosa di superficiale che ci diciamo con le labbra, che vorremmo che anche interiormente fosse vera fino in fondo, ma senza sapere bene come?
 
Oppure, se guardiamo con fede alla vera sorgente di questa gioia pasquale, che è il Cristo Risorto, non corriamo forse un altro rischio, quello di esprimere una gioia fatta di dimenticanza, fondata sull’oblio? Si potrebbe trattare di una gioia fondata sulla Risurrezione di Cristo, fatto che riceviamo e proclamiamo nella fede, ma quasi dimenticando la morte, la Passione, la croce, dimenticando i chiodi ed i flagelli. Un po’ come se tutte queste cose non fossero avvenute, come se la Passione e la morte di Gesù fossero state come un brutto sogno.
 
Ma in realtà esse sono ancora in mezzo a noi, nella sofferenza di tanti, oggi. E allora possiamo anche stupirci che l’annuncio di gioia pasquale non tolga la sofferenza del mondo, che dopo una breve euforia ci ritroviamo, dopodomani, domani e forse oggi stesso di fronte ai problemi di sempre: la malattia, l’ingiustizia, la violenza, la fame.

Come dunque intendere la gioia pasquale perché non sia semplicemente di maniera, perché non sia fondata sulla rimozione delle sofferenze di Cristo e delle nostre? Perché non sia soltanto una breve pausa, ma segni, come la Risurrezione di Cristo, un cambiamento nella vita?
 
La Parola di Dio ci dice che il Gesù Risorto è il Gesù che ha patito ed è morto, anzi è il Gesù che « doveva » morire (nel Vangelo secondo Luca, si dirà addirittura: « Bisognava che il Cristo soffrisse queste cose, entrasse in questa sofferenza »).
 
Comprendiamo allora che la vita nuova del Signore non è semplicemente la cancellazione della morte in croce, quasi non fosse mai stata e losse una cosa da dimenticare: è piuttosto lo svelamento della vitalità prodigiosa che essa già presenta nella vita e nella morte di Gesù, nella sua morte vissuta nell’abbandono al Padre, nell’amore, nella dedizione ai fratelli. Era già questo il segreto del suo vivere, che egli aveva deposto con cura per i suoi nel Sacramento dell’Eucaristia, dichiarando di dare liberamente la vita per amore, in abbandono al Padre, per tutti noi.
 
COME I DISCEPOLI DI EMMAUS
 
Dobbiamo vivere nella meditazione di questa realtà di Chiesa che lo Spirito realizza in noi, con noi, attraverso la nostra opera povera, semplice, ma con la potenza della sua missione. Essere pieni di quella stessa gioia di cui erano pieni i due discepoli di Emmaus quando ascoltavano Gesù che tracciava la figura del Messia e di ciò che si preparava per i tempi della salvezza.
 
Noi tutti assomigliamo spesso ai due discepoli di Emmaus: siamo un po’ curvi, piegati, ripiegati sulle vicende quotidiane o sulla realtà sociale che ci circonda e che talora ci pesa, ci rattrista, ci preoccupa. La stessa realtà di Chiesa, se la guardiamo con occhio troppo analitico, ipnotizzati dall’uno o dall’altro aspetto, ci può creare quel senso di pesantezza, di incapacità a cogliere l’intero disegno di Dio che caratterizzava i discepoli di Em¬maus proprio mentre camminavano avendo al loro fianco il Signore Risorto.
 
Avevano «il tutto» della salvezza, avevano la chiave della storia e invece si accanivano a non vedere e a deplorare le cose avvenute, come se fossero sconnesse, senza significato e non fossero parte di un disegno. La persona viva di Gesù che camminava con loro, con la sua parola e con la amabilità della sua presenza, gradualmente li ha ricondotti a cogliere con stupore e poi con entusiasmo la ricchezza del disegno nel quale la loro vita e la stessa morte di Gesù è stata inserita.
 
Ciascuno possa, nel frammento della propria vita, cogliere la pienezza della Risurrezione che lo illumina e che lo fa parte di un tutto di Chiesa e di Regno di Dio di cui abbiamo il dono immenso di avere l’esperienza conscia e riflessa attraverso il dono della fede. In questa totalità di Chiesa tanti altri, tutta la realtà umana è inserita ed è trascinata dalla forza dello Spirito verso quella trasformazione dell’uomo e della società a cui noi desideriamo dare il nostro modesto contribu¬to con tutto il sacrificio che ci sarà richiesto, ma con questa grande speranza nel cuore.
 
  
CRISTO È NOSTRA VITA

Abbiamo ascoltato e abbiamo espresso con gesti, parole, simboli eloquenti un annuncio fondamentale: Cristo vive, ed è nostra vita! Da dove ci viene questo annuncio? Esso ci viene da lontano, dalla voce dell’angelo della Risurrezione; dalle donne che scoprirono la tomba vuota; dagli apostoli che videro il Signore vivo. Da essi il messaggio si propagò subito, con estrema rapidità, da persona a persona, da gruppo a gruppo, suscitando ovunque comunità di credenti. Nello studio dei testi del Nuovo Testamento noi possiamo percorrere come a ritroso questo cammino del messaggio, e riscoprire le formule primitive, quelle che hanno ancora il sapore originario del primo annuncio: il Signore è veramente risorto! Il Signore è risorto ed è apparso a Pietro! Dio ha risuscitato quel Gesù che gli uomini avevano crocifisso!

Tutto il cristianesimo primitivo sta o cade con questo annuncio. La nostra fede non è nata da una parola astratta, sia pure altissima, come l’annuncio della fraternità, o del primato dell’amore. È nata da un fatto testimoniato e proclamato da coloro che ne erano stati partecipi: Cristo è veramente risorto.
 
Questo annuncio ci vien dunque da lontano, nel tempo, attraverso una catena ininterrotta di testimoni. Ma esso è anche qui, vicino a noi, in mezzo a noi e dentro di noi. Ma come? L’apostolo Pietro; di cui ascoltiamo la voce nella lettura degli Atti che annuncia la risurrezione, esprime questa realtà così: “Di questi fatti – cioè della risurrezione e glorificazione di Gesù – siamo testimoni noi e lo Spirito santo, che Dio ha dato a coloro che si sottomettono a lui”. (At 5,32)
 
Alla testimonianza degli apostoli si unisce la testimonianza dello Spirito santo. E’ lo Spirito del Risorto che opera noe nostri cuori, lo Spirito che ha operato nella Chiesa del Concilio e del dopo-Concilio, quello che ci guida verso il compimento del secondo millennio della Chiesa. Cristo risorto non è dunque soltanto la nostra vita, ma il nostro vivere. Sono il suo amore, la sua preghiera, la sua energia di vivente che rende possesso della Chiesa mediante lo Spirito e testimoniano al mondo che Cristo è risorto e vive nei secoli, nel nostro secolo.
C. M. MARTINI, Sulle strade del Signore.
Meditazioni per ogni giorno, Piemme Ancora 1985, pp.154-162.

 




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Martin-Argentina

19/03/2018 | 17:29

Cuanta belleza escrita, cuanto caudal de santidad expresada en palabras. Muchísimas gracias.

sr rosanna benedetti

21/05/2013 | 21:30

Grazie per aver accolto il suggerimento di inserire brani del Card. Martini e anche degli altri che sono molto interessanti, peccato che a volte il tempo manchi e non si possano gustare tutte queste "perle" Importanti anche le indicazioni per far tesoro della lettura. Mi sento in sintonia: preferisco leggere!

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