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In questo spazio,
proponiamo alcune brevi
riflessioni che possono
interessare la pastorale
catechistica.
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Italia
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La seconda riflessione
che proponiamo riguarda
il tema
dell'insegnamento, ed è
un commento alla terza
parte della Regola
Pastorale di
san Gregorio Magno.
Il commento anche di questo
testo è affidato a
sr. Giuseppina Battista,
suora Pastorella,
docente di Storia della
Catechesi e di Teologia
dell’educazione
nell’Istituto di
Pastorale “Redemptor
Hominis” della
Pontificia Università
Laterannense, Roma.
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Argentina |
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La
Hna. Silvia Rodríguez
es una Hermana Pastorcita de la
Delegación
Argentina-Bolivia.
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A
partir del 6 de
noviembre 2006 está a
cargo de la
asesoría catequística
on line del sitio
San Pablo Argentina,
respondiendo
preguntas, consultas,
ofreciendo material,
propuestas, etc.
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L’arte di insegnare
nella Regola pastorale di s.
Gregorio Magno |
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Lungo i secoli, il tema dell’insegnamento è sempre stato
oggetto di grande interesse da parte delle istituzioni
ecclesiastiche, data la sua importanza nella formazione
delle giovani generazioni e lo sviluppo della società.
S. Gregorio Magno nella Regola pastorale ritiene
il compito educativo un’espressione privilegiata del
ministero pastorale.
L’opera, redatta all’inizio del suo pontificato
(590-604) e dedicata a Giovanni di Ravenna, vescovo
della medesima città, si compone di quattro parti; la
terza parte, quella che noi approfondiremo, tratta della
predicazione e del dovere dei Pastori di adeguare il
proprio insegnamento alle condizioni spirituali degli
ascoltatori.
Nel prologo di questa terza parte, leggiamo: “Non a
tutti si adatta un unico e medesimo genere di
esortazione, poiché sono diversi la natura e il
comportamento di ciascuno, e spesso ciò che giova agli
uni nuoce agli altri.” E, per spiegare questo
concetto, Gregorio si avvale di tre paragoni ricavati
dalla vita quotidiana del tempo. Un tipo di erba, che
nutre alcuni animali, è causa di morte per altri; un
leggero fischio, che acquieta i cavalli, eccita i
cagnolini; il pane, che rinvigorisce le persone forti,
provoca la morte di bambini piccoli, che non sono ancora
in grado di masticarlo.
I
pericoli causati da un insegnamento non adeguato e,
quindi, non rispettoso delle condizioni dei destinatari,
non sono sempre così evidenti, come si evince dagli
esempi proposti, ma non per questo, sono da ritenersi
meno dannosi; perciò il nostro autore esorta: “Il
discorso di chi insegna deve essere fatto tenendo conto
del genere degli ascoltatori per essere adeguato a
quella che è la condizione propria dei singoli e
tuttavia non decadere dal suo genere che è di servire
alla comune edificazione." [1]
Chi realizza il suo compito educativo, con amore e
professionalità, è paragonato da Gregorio Magno ad un
artista, la cui mano tocca con diversa intensità le
corde di una cetra che “danno un’armonia ben modulata,
poiché sono toccate da un unico plettro ma con
vibrazioni diverse. Perciò, il maestro, per edificare
tutti nell’unica carità, deve toccare il cuore degli
ascoltatori con una sola dottrina, ma con diverso genere
di esortazione”.[2]
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Come deve insegnare
e ammonire i sudditi una guida delle anime che ha
buona condotta di vita
In questa terza parte della Regola pastorale, che
abbraccia i due terzi di tutta l’opera, sono elencate
una serie di situazioni che richiedono da parte dei
Pastori un attento discernimento e, di conseguenza, un
adeguato insegnamento. I casi sono presentati sempre a
due a due, secondo un rapporto di opposizione, per
mettere maggiormente in risalto le differenze proprie a
ciascuna situazione. Si apre così una vasta cerchia di
possibili destinatari dell’azione educativa.
In questa complessità di situazioni, umano-spirituali,
noi possiamo individuare dei gruppi di casi omogenei. Il
primo gruppo studia le condizioni naturali e
sociologiche: gli uomini e le donne, i vecchi e i
giovani, i ricchi e i poveri, i sudditi e i prelati, i
sapienti e gli incolti. Il secondo comprende situazioni
determinate dalla diversità di caratteri: gli allegri e
i tristi, gli sfrontati e i timidi, i presuntuosi e i
pusillanimi, gli impazienti e i pazienti, i benevoli e
gli invidiosi, i semplici e gli insinceri, coloro che
temono i castighi e coloro che li disprezzano, i
taciturni e i chiacchieroni, i pigri e i precipitosi, i
mansueti e gli iracondi, gli umili e gli orgogliosi, gli
ostinati e gli incostanti, gli intemperanti e i
moderati. Nel terzo gruppo si prendono in esame alcune
situazioni che implicano le relazioni con il prossimo: i
generosi e i ladri, i litigiosi e i pacifici, i
seminatori di discordia e gli operatori di pace. Nel
quarto gruppo si approfondisce la condizione di chi
svolge un compito di responsabilità: gli ignoranti nella
sacra dottrina e i dotti che non sono umili. Nel quinto
gruppo sono valutate quelle situazioni che possono
sfuggire al controllo della propria volontà: la fortuna
e la sfortuna, il matrimonio e il celibato, l’esperienza
del peccato della carne e l’assenza di essa. Infine,
l’ultimo gruppo esamina la condizione spirituale di chi
piange i peccati delle opere e di chi piange quelli di
pensiero, di chi non si astiene dai peccati che piange e
di chi si astiene dai peccati che non piange, di chi
loda azioni illecite di cui è consapevole e di chi pur
condannandole non se ne astiene, di chi pecca per
impulso e di chi pecca deliberatamente, di chi cade in
peccati minimi ma frequenti e di chi si guarda dai
minimi e resta talvolta sommerso dai gravi, di chi non
incomincia neppure a fare il bene e di chi, dopo averlo
incominciato, non lo porta a termine, di chi fa il male
di nascosto e il bene apertamente e di chi agisce
viceversa.
Dopo avere esaminato le problematiche che questa varietà
di casi presenta e identificato un insegnamento adeguato
per ognuno di essi, s. Gregorio dichiara con autorità:
“Queste sono le avvertenze che il Pastore d’anime deve
osservare nella diversità della predicazione, per
contrapporre con sollecitudine medicine adatte alle
ferite dei singoli. (…) Il discorso deve essere regolato
con tanta arte da adattarsi ai singoli ascoltatori”.[3]
Nella conclusione alla terza parte della Regola
pastorale, il nostro autore propone le
caratteristiche che devono qualificare chi esercita il
compito educativo: la tolleranza, la disponibilità a
verificare il proprio insegnamento, in rapporto alla
comprensione dell’ascoltatore e la testimonianza della
vita.
I Pastori “prima di far
risuonare parole di esortazione gridino con le opere
tutto ciò che hanno intenzione di dire”.■[4]
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Note |
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[1]
S. Gregorio Magno, Regola pastorale, a cura di
M.T. Lovato, Roma 2005, quinta ediz. 111-112.
[2]
Ibidem
[3]
Ibidem,
246-247.
[4]
Ibidem,
253. |
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Archivio |
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«DE CATECHIZANDIS RUDIBUS»:
Prima parte
Seconda parte
Terza parte
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