Roma, 20 marzo 2012

 

   

 

 portale

 

 

 

 

 

tema

 

 

 

 

 

 preghiera

 

 

 

 

 

partecipanti

 

 

 

 

 

calendario

 

 

 

 

 

relatori

 

 

 

 

 

informazioni

 

 

 

 

 

 messaggi augurali

 

 

 

 

 

nuovo

governo generale

 

 

 

 

 

galleria foto

 

 

 

 

 

e-mail

 

 

PREGHIERA

 
 

Preghiera per l’8CG

Padre Santo, noi ti ringraziamo
per averci chiamate a condividere
la stessa missione di Gesù, tuo Figlio,
nostro buon Pastore,
e ti benediciamo per l’opera
del tuo santo Spirito
che ci rende sempre più simili a Lui.

Donaci la grazia

di aver cura della vita in Cristo
e colmaci della tua compassione
per riversarla sulle persone a noi affidate.

Noi ti supplichiamo,
con il cuore degli apostoli Pietro e Paolo,
di concederci il coraggio
di una vera conversione pastorale.

Rinvigorisci
il nostro essere comunità in missione,
che cammina in comunione
verso l’8° Capitolo generale.

 

   

Maria, Madre del buon Pastore,
ottienici fedeltà creativa alla nostra vocazione nella Chiesa,
sull’esempio del Beato Giacomo Alberione, nostro Fondatore. Amen.

 

english     português     español

 

Per accompagnare il cammino dell’8° CG

In verità io vi dico ancora:

se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo

per chiedere qualunque cosa,

il Padre mio che è nei cieli gliela concederà.

Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome,

lì io sono in mezzo a loro”.

 (Mt 18, 19-20)

 

Fiduciose in questa Parola di Gesù vogliamo accompagnare il cammino dell’8° Capitolo Generale, con una preghiera unanime per vivere con fede e gioiosa apertura allo Spirito Santo questo evento ecclesiale.

 

Mercoledì 29 giugno

 Insieme nella ricerca della volontà di Dio

 

Invocazione allo Spirito Santo

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (15, 1-11)

«Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.»

 

Dalla Regola di Vita 130

Il Capitolo generale

è il principale segno di unità

espressione di collegialità

e suprema autorità temporanea

di tutta la Congregazione.

Si qualifica come un tempo privilegiato

di riflessione, di verifica

e di ricerca della volontà di Dio

sulla Congregazione.

Ha la funzione di tutelare

il patrimonio della Congregazione,

di approfondire il carisma,

promuovendo l’adeguato rinnovamento;

trattare i problemi generali della Congregazione,

emanare deliberazioni e norme,

eleggere la superiora generale e le sue consigliere.

 

Dalla predicazione del Beato Giacomo Alberione

Invochiamo la luce dello Spirito santo, la sua virtù e la sua grazia in modo che tutto il nostro interiore sia penetrato dallo Spirito santo: mente, volontà e cuore. Quando lo Spirito santo penetrò gli apostoli, li rese sapienti della sapienza di Dio, illuminò e fortificò il loro spirito. (PrP IV 949, p. 34)

Ignoranti in tutto, ma desiderose di stare ai piedi di Gesù: insegnami bontà, disciplina, santità. [...] Pensiamo che solo Gesù può renderci docili: siamo persuase di aver poca virtù, poca! Facciamo propositi forti. Persuaderci che non abbiamo tanta salute; domani un microbo, e non esistiamo più! Persuaderci che siamo poverelle e Gesù è ricco. Sai che c'è di tuo? il peccato; lì, Dio non c'entra. Non è nostro lo spirito buono, la vocazione, i sacramenti, i doni dello Spirito Santo; e ce li ha dati Gesù. (PrP III, 1941, pp. 56-57)

 
 

Giovedì 30 giugno

 Alla scuola del Pastore Via, Verità e Vita

 

Invocazione allo Spirito Santo

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (14, 1-7)

«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via". Gli disse Tommaso: "Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?". Gli disse Gesù: "Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto".»

 

Dalla Regola di Vita 7

Centro della nostra vita

è la persona di Gesù buon Pastore.

Egli è amato e vissuto da noi

come Via, Verità e Vita,

pienezza di rivelazione e di salvezza,

riconciliazione di tutto l’universo

come fu predicato e vissuto

dall’apostolo Paolo.

 

Dalla predicazione del Beato Giacomo Alberione

Se voi conosceste davvero la vostra vocazione, sareste più allegre di quell'usignolo che canta tra i rami! [...] Tra le religiose di vita mista quelle che partecipano più intimamente alla missione di Gesù salvatore, redentore, buon Pastore, siete voi. Voi non copiate un lato della vita di Gesù, ma tutta la Sua vita, che è la via, la verità, la vita. Siete le suore che più di tutte le altre, copiate la vita pubblica del Salvatore, o meglio, sentite più di tutte di condividere il suo ministero di Salvatore (So, 1942, p. 24).

 
 

Venerdì 1 luglio

 Accompagnate da Maria Madre del buon Pastore

 

Invocazione allo Spirito Santo

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (19, 25-27)

«Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco il tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre!". E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.»

 

Dalla Regola di Vita 8

Sull’esempio di Maria,

Madre del buon Pastore,

che si è offerta con umile disponibilità

al piano di salvezza,

viviamo la nostra cooperazione

al ministero pastorale di Cristo

facendoci madri e sorelle

di tutti coloro che formano il popolo di Dio.

 

Dalla predicazione del Beato Giacomo Alberione

Come la Madonna che fu corredentrice; Essa condivise con Gesù le pene, i piccoli e grandi fastidi, le veglie e le fatiche dei trent'anni a Nazaret ove Gesù nel nascondimento lavorò per la salvezza del mondo. Dopo Nazaret, Cafarnao, Gerusalemme e molti altri luoghi visitati nei tre anni di vita pubblica. Maria non condivide con Lui la vita come a Nazaret, ma Lo segue con le pie donne, ascolta la parola divina, ne facilita la divulgazione fra l'umile gente della Galilea. [...] (So, 1942, p. 25)

La prima cooperatrice del ministero pastorale di Gesù fu la Madonna. Se Gesù predicava il Vangelo, Maria lo viveva giorno per giorno. Lei fu la prima vera Pastorella: iniziò la sua missione sul Calvario dove raccolse l'ultimo desiderio del suo Figlio quello di essere la madre di tutti gli uomini. Fu con gli apostoli nel cenacolo, li incoraggiò alla fedeltà e alla perseveranza, alla preghiera. Portò sulle braccia la Chiesa nascente, conducendo tutti a Gesù da vera Pastorella.

A voi è stato concesso il grande privilegio di seguire l'esempio di Maria: di essere Pastorelle. Come Lei rimanete in Gesù e avrete la grazia e la forza di essere fedeli nella vostra vocazione. (So, 1948, p.78)

 
 

Sabato 2 luglio

 Sull’esempio degli apostoli Pietro e Paolo

 

Invocazione allo Spirito Santo

 

Dalla Prima Lettera di Pietro (5, 2-4)

«Pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. E quando apparirà il pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce.»

 

Dalla Regola di Vita 9

Nella nostra missione

ci ispiriamo agli apostoli Pietro e Paolo:

dal pastore della Chiesa universale

impariamo a servire il gregge di Dio

con gratuità e gioia

nella fedeltà a Cristo e alla Chiesa;

dall’apostolo delle genti

il necessario coraggio della ricerca

per forme sempre più idonee di pastorale.

 

Dalla predicazione del Beato Giacomo Alberione

Consideriamo i due Apostoli Pietro e Paolo, i maggiori pastori della Chiesa e modelli di ogni pastore e di ogni pastorella. [...] Pietro e Paolo soffrirono moltissimo per la loro fede e ambedue sparsero il loro sangue per Gesù. [...]

Questi due santi sono inseparabili, sono i due più grandi Apostoli, i pastori che amarono le anime fino all'eroismo perché per esse diedero la vita, sparsero il loro sangue. Ecco tracciata la vita della pastorella! Un amore al sacrificio che si concreti nella vita. Non il martirio di sangue, ma quel martirio quotidiano nel dovere fatto bene, nei sacrifici di ogni giorno, nella dedizione alle opere con retta intenzione per amore di Gesù buon Pastore. Quanto bene opererete nelle anime, nelle parrocchie? Quanto sarà abbondante il vostro apostolato? Farete tanto più bene quanto più profondo e largo sarà il lavoro sulla vostra anima, quanto più vi sarà in voi di vita interiore. (PrP I, 1955, pp. 20.22)

 
 

Domenica 3 luglio

 In costante discernimento

 

Invocazione allo Spirito Santo

 

Dalla Lettera di Paolo ai Romani (12, 1-2)

«Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.»

 

Dalla Regola di Vita 28

Tutti i giorni,

personalmente e comunitariamente,

ascoltiamo e contempliamo la Parola,

per imparare a discernere gli appelli di Dio

e i segni dei tempi,

sull’esempio di Gesù che spesso si ritirava

in solitudine a pregare.

 

Dalla predicazione del Beato Giacomo Alberione

Aprirsi alla pastorale come oggi è. Penso, e quante volte nella Messa lo ripeto e lo dico, e dopo la Messa [chiedo] che abbiate lo spirito attuale per il mondo attuale e nelle parti di tutto il mondo. E la pastorale che sia applicata dappertutto. Voi avete una parte di pastorale, quella che accompagna i vescovi e accompagna il Papa e accompagna i parroci. Ma anche lì ci vuole la conoscenza di un po' di tutto (AAP 1965, 448).

Non possiamo farci delle idee di quel che era nel passato; va tutto bene quel che è la sostanza. La sostanza è di portare le anime a Dio secondo la fede, la speranza e la carità. Ma bisogna dire che fede e speranza e carità devono penetrare nelle anime secondo il tempo attuale, le difficoltà, i mezzi che ci sono, le persone che possono operare, il clero, la Chiesa in generale, sì. Quindi la vita della Chiesa nel mondo attuale (AAP 1965, 684).

 
 

Lunedì 4 luglio

 La consacrazione pastorale vissuta in comunione

 

Invocazione allo Spirito Santo

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (15, 12-17)

«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.»

 

Dalla Regola di Vita 17

Per grazia del Signore Gesù

ci è dato di vivere la consacrazione pastorale

nella comunione di vita

per essere segno visibile

che tutti gli uomini sono chiamati alla fraternità

e alla riconciliazione in Cristo.

 

Dalla predicazione del Beato Giacomo Alberione

Se sarete unite di mente e di cuore, voi supererete le difficoltà, diversamente non potrete! Pensate che siete voi ad accendere in quelle che verranno il fuoco ardente dell'amore di Dio. Con gioia porgetevi aiuto! Risolvete assieme le difficoltà, sappiatevi dire una parola di gioia, di conforto, di speranza, che tanto solleva e santifica! (So, 1942, p. 35)

 
 

Martedì 5 luglio

 In contemplazione delle opere
che Dio ha realizzato con noi

 

Invocazione allo Spirito Santo

 

Dalla Lettera di Paolo ai Colossesi (1, 3-6)

«Noi rendiamo continuamente grazie a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, nelle nostre preghiere per voi, per le notizie ricevute della vostra fede in Cristo Gesù, e della carità che avete verso tutti i santi, in vista della speranza che vi attende nei cieli. Di questa speranza voi avete già udito l'annunzio dalla parola di verità del vangelo che è giunto a voi, come pure in tutto il mondo fruttifica e si sviluppa.»

 

Dalla Regola di Vita 134

Il Capitolo generale è presieduto dalla superiora generale

e, in sua assenza, dalla vicaria.

La celebrazione si svolge secondo le norme

del Diritto universale,

della Regola di Vita e del Direttorio.

In uno degli atti preliminari,

la superiora generale presenta

la situazione dell’intera Congregazione

in ordine alle persone,

alla vita spirituale e apostolica,

alla formazione e all’economia.

 

Dalla predicazione del Beato Giacomo Alberione

E' utile che vi scambiate le notizie e rendiate viva la comunicazione. Il corpo ha un sangue solo che circola; qui vi è la casa madre che è il cuore. Il sangue deve circolare in tutte le membra e in tutte le persone. Sentire la congregazione vuol dire gioire dei progressi, curarsi delle preoccupazioni, vedere tutti i bisogni; non essere egoiste, spendersi per il bene comune. (PrP VII, 1954, p. 126)

 
 

Mercoledì 6 luglio

 Custodire il gregge con il cuore del Pastore

 

Invocazione allo Spirito Santo

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (10, 11-18)

«Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio.»

 

Dalla Regola di Vita 91

L’unità della nostra Congregazione

si fonda sull’amore di Gesù buon Pastore

che ci unisce in una nuova famiglia

e sulla fedeltà di ciascuna

al carisma pastorale,

secondo la diversità dei doni personali.

 

Dalla predicazione del Beato Giacomo Alberione

E' tanto bello studiare il brano evangelico ove Gesù raccoglie il suo insegnamento sulle funzioni del pastore. Lo faremo considerando le parole del testo evangelico. [...] Per farci intendere il suo ministero apostolico in mezzo al mondo, Egli si valse di questa graziosa parabola.

Gesù è il pastore delle anime. Le anime sono sue e a tanti titoli: Egli ne è il Creatore, e il provvido conservatore; Egli le ha riscattate dalla schiavitù del peccato versando come prezzo il suo sangue prezioso. Esiste un'intima relazione tra il buon pastore Gesù e le anime. I sacerdoti hanno qui un punto di somiglianza col divino pastore; anch'essi generano le anime alla grazia e le alimentano con i sacramenti, preoccupandosi di ognuna di loro come di figli carissimi. Le Pastorelle fanno col sacerdote pastore un'unica missione; hanno le stesse premure, lo stesso fine, gli stessi mezzi. [...]

Gesù è il vero pastore, ma non si è arrogato da sè il titolo di pastore, glielo ha affidato il suo Padre celeste: «hoc mandatum accepi a Patre meo». Il profeta Ezechiele ci riporta le parole del mandato: «suscitabo super eas Pastorem unum, qui pascat eas». Così dovrà essere anche per noi. Dio, Dio solo chiama al sacerdozio e alla vita religiosa di Pastorelle: «non vos me eligistis, sed ego eligi vos».

La prima dote del buon pastore e delle Pastorelle è di conoscere le pecorelle e farsi da loro conoscere. Questa sarà la prova del loro interessamento, questa sarà la condizione perché le pecorelle non temano la loro presenza. Questa dote la riscontriamo perfettamente in Gesù: «cognosco meas». Ed è da notarsi che le conosce una per una; a tutte ha assegnato il proprio nome e per nome le chiama.

Anche il pastore e la Pastorella devono conoscere il popolo fra il quale operano. Non si tratta di conoscere i corpi che si vedono, ma le anime. Dobbiamo farci conoscere col catechismo, col ministero della parola, che ci è stato affidato dal Maestro.

Un altro prezioso insegnamento di Gesù è questo: dobbiamo precedere le nostre pecorelle col buon esempio. Non dobbiamo comportarci come i sacerdoti dell'antica legge dei quali Gesù stesso dice: «omnia quaecumque dixerint vobis servate et facite secundum opera vero illorum nolite facere».

Le pecorelle sono insidiate dai ladri e dai lupi. I ladri vorrebbero strapparle dal loro ovile e i lupi vorrebbero sbranarle. Tocca a noi difendere il gregge con coraggio e sacrificio. Il buon pastore e la vera Pastorella espongono la loro vita e la sacrificano per la salvezza del gregge: «bonus pastor animan suam dat pro ovibus suis».

Gesù insiste sulla grande prova di amore che Egli ha dato alle sue pecorelle; nessuno si è mai trovato nelle sue condizioni, di essere cioè padrone della vita, e di sacrificarla volendola sacrificare.

Per compiere il nostro dovere apostolico, dobbiamo saper andare fino all'estremo, accettando la morte, quando i nemici delle pecorelle e del Pastore divino ce l'infliggessero.

C'è un altro pericolo per le pecorelle: che qualcuna si perda. Mentre si trova al pascolo, seguendo gli istinti, andando in cerca dell'erba più abbondante e più fresca, si è allontanata dal gregge; e di balza in balza, di burrone in burrone, è andata a finire nel profondo della valle. Il buon pastore, appena se ne accorge, lascia le altre al sicuro nell'ovile e va fino nell'abisso per trovarla: «vadit ad illam, quae perierat, donec inveniat eam». E quando l'ha trovata non sfoga contro di lei il suo disappunto, non la spinge su per l'erta della montagna a colpi di bastone, ma la prende amorosamente sulle spalle e la riporta contento all'ovile.

Deve essere virtù propria dei sacerdoti coltivare l'amore ai peccatori ed adoperarsi per ricondurli sulla via del paradiso. Con uguale cuore ed amore lo devono fare anche le Pastorelle, secondo la loro eccelsa vocazione.

Purtroppo queste pecorelle sbandate e randagie non sono una sola, ma mille e mille; sentiamo vivo l'anelito di Gesù: «et vocem meam audient: et fiet unum ovile at unus pastor». Ecco il compito affidato al pastore e alla Pastorella. Quanto maggiore sarà lo zelo tanto più presto si attuerà questo magnifico ideale dell'unico ovile. Gesù per questo ha pregato in terra e continua a pregare in cielo: «ut omnes sint unum»; e mette a disposizione di tutti i suoi tesori di verità, di grazia, di misericordia.

Le Pastorelle sono anime che hanno penetrato la dottrina di Gesù, che hanno acquistato la carità di Gesù, che vivono unite a Gesù e sono tutte di Lui; che si dividono in piccoli gruppi, si stabiliscono in una parrocchia, ove considerano le anime come proprie, per adozione; a loro si sentono legate per la vita, la morte, l'eternità, in un'unica aspirazione di tutte salvarle. Collaborano quanto all'apostolato col parroco per istruire e custodire; per distruggere il male e mettere il bene, per convertire e santificare; portare alla vita cristiana e alla buona morte, col programma del parroco e dell'amore; morire ogni giorno per salvare ogni giorno. Esse saranno le sorelle, le madri, le maestre, le catechiste, le consolatrici di ogni dolore, un raggio di luce e di sole benefico e continuo nella parrocchia. (So, 1947 , pp. 56-60)

 
 

Giovedì 7 luglio

 “Si commosse per loro,
perché erano come pecore senza pastore”

 

Invocazione allo Spirito Santo

 

Dal Vangelo secondo Marco (6, 30-44)

«Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato. Ed egli disse loro: "Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po'". Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare. Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero. Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i discepoli dicendo: "Questo luogo è solitario ed è ormai tardi; congedali perciò, in modo che, andando per le campagne e i villaggi vicini, possano comprarsi da mangiare". Ma egli rispose: "Voi stessi date loro da mangiare". Gli dissero: "Dobbiamo andar noi a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?". Ma egli replicò loro: "Quanti pani avete? Andate a vedere". E accertatisi, riferirono: "Cinque pani e due pesci". Allora ordinò loro di farli mettere tutti a sedere, a gruppi, sull'erba verde. E sedettero tutti a gruppi e gruppetti di cento e di cinquanta. Presi i cinque pani e i due pesci, levò gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai discepoli perché li distribuissero; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono e si sfamarono, e portarono via dodici ceste piene di pezzi di pane e anche dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.»

 

Dalla Regola di Vita 14

Sollecitate dalla compassione di Cristo Pastore

per le moltitudini stanche e disorientate,

ci rivolgiamo con particolare cura

a quanti ancora non credono o sono lontani da Lui,

«alle pecorelle disperse, alle radici della società,

ai cuori e alle anime assetate di verità,

di bene e di pace».

 

Dalla predicazione del Beato Giacomo Alberione

Abbiate per i poveri, gli infermi, i defunti il Cuore di Gesù! Date mano a Gesù aiutandolo a giungere a tutti, tutti! Mettete nelle mani di Gesù e della Divina Pastora tanti, tanti suffragi. Se avrete un cuore compassionevole per gli infelici, prima di tutto avrete cura di queste care anime. Del resto anche noi stiamo affacciandoci alle porte dell'eternità. (PrP III, 1948, p. 147)

Un cuore col cuore di Gesù, conformato al cuore di Gesù. Sì. Misereor super turbas [Mc 8,2], Gesù ha detto; ho compassione di questa gente; perché se io li mando così a casa, eh  verranno meno; possono svenire per istrada. Iddio non ci manda senza nutrimento, ma c'è il nutrimento della parola di Dio e c'è l'ostia: "Io sono il pane di vita" [Gv 6,35]. E chi non ha la parola di Dio, e se non si nutre del pane eucaristico, per la strada della vita cadrà. Cadrà! Bisogna sempre che vadano alle prediche; catechismi da farsi: tutti! E che vadano fino alla comunione; e cioè attraverso al confessionale arrivino alla balaustra. (AAP 1963, 196)

 
 

Venerdì 8 luglio

 Ascoltando il grido dell’umanità di oggi

 

Invocazione allo Spirito Santo

 

Dal Libro dell’Esodo (3, 7-12)

«Il Signore disse: "Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dalla mano dell'Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l'Hittita, l'Amorreo, il Perizzita, l'Eveo, il Gebuseo. Ora dunque il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto l'oppressione con cui gli Egiziani li tormentano. Ora va'! Io ti mando dal faraone. Fa' uscire dall'Egitto il mio popolo, gli Israeliti!". Mosè disse a Dio: "Chi sono io per andare dal faraone e per far uscire dall'Egitto gli Israeliti?". Rispose: "Io sarò con te. Eccoti il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall'Egitto, servirete Dio su questo monte".»

 

Dalla Regola di Vita 15

Nell’animare la Chiesa locale

nella fede e nella carità

poniamo profonda attenzione e rispetto

alla cultura e alla situazione storica

del popolo col quale camminiamo,

con un’azione avvalorata dall’intuito,

dalla dedizione e dalla gioia.

 

Dalla predicazione del Beato Giacomo Alberione

Legate la vostra anima alle anime. E avete una grande fortuna. Il vostro apostolato per le opere parrocchiali vi porta a contatto diretto con le anime. A contatto diretto!

Voi sentirete quasi i palpiti dei cuori e le necessità e le voci che magari non si fan sentire, ma che voi intendete, capite, col vostro sensum Christi. I bisogni delle anime: la vita eterna, la pace su questa terra! (AAP 1960, 137-138)

 
 

Sabato 9 luglio

 Con fedeltà creativa

 

Invocazione allo Spirito Santo

 

Dal Vangelo secondo Matteo (5, 13-16)

«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.»

 

Dalla Regola di Vita 16

Fedeli all’eredità di don Alberione,

nella nostra missione pastorale

siamo attente ai segni dei tempi

e valorizziamo i mezzi della comunicazione sociale

condividendo lo spirito della Famiglia Paolina.

 

Dalla predicazione del Beato Giacomo Alberione

Le pastorelle nel loro apostolato istruiscono le anime (fedeli ed infedeli) nelle verità e vita cristiana, e nei mezzi di grazia. Usano la parola, la stampa e gli altri mezzi moderni. Esse non fanno l'apostolato della stampa, ma l'apostolato pastorale, compiendo opere di istruzione, di formazione, di santificazione. Tra i mezzi di istruzione, però, la parola viva è il primo; la parola stampata, il secondo. Adoperare la parola stampata è di grande vantaggio e dovere importante. (Doc 261a)

 
 

Domenica 10 luglio

 Nella reciproca edificazione

 

Invocazione allo Spirito Santo

 

Dalla Lettera di Paolo agli Efesini (4, 15-16)

«Vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità.»

 

Dalla Regola di Vita 20

Mettiamo in comune, a servizio della missione,

i doni personali di natura, di grazia e di cultura,

ed insieme collaboriamo nella ricerca

per un progetto comunitario ed apostolico.

Nella sua attuazione ci sentiamo

tutte e ciascuna responsabili

e disposte ad un generoso aiuto reciproco.

 

Dalla predicazione del Beato Giacomo Alberione

La carità ha un altro aspetto: amore verso il prossimo. Il prossimo che più ci è vicino e che più dobbiamo amare, sono le nostre sorelle nella comunità religiosa.

Vivere assieme comporta una continua abnegazione, un continuo adattamento, una continua disposizione ai bisogni altrui. Ogni atto che noi compiamo nella comunità è un esercizio di carità, perché torna a beneficio di tutte (So, 1947, p. 62).

Avviatevi all'apostolato con la preparazione dello spirito e delle opere. Aiutatevi tra di voi e correggetevi a vicenda. Imparare da tutto e da tutti; e imparare a fare tutto (PrP IV, 1949, p. 221).

 
 

Lunedì 11 luglio

 In ascolto dello Spirito

 

Invocazione allo Spirito Santo

 

Dalla lettera di Paolo ai Galati (5, 16–26)

«Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.

Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge. Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è Legge.

Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito. Non cerchiamo la vanagloria, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri.»

 

Dalla Regola di Vita 135

La fase delle elezioni del governo generale sia vissuta

in clima di discernimento e di preghiera

che permetta la scelta di persone idonee

alla guida dell’istituto.

Le elezioni sono sempre a scrutinio segreto.

 

Dalla predicazione del Beato Giacomo Alberione

Anche un istituto è una società, con un governo e un fine comuni. Gesù è l'autore e il fondamento dello stato religioso e degli istituti religiosi (PrP III, 1948, p. 134).

Chi guida ha bisogno di fare tanti esami di coscienza e molta preghiera per basarsi su Cristo, la pietra angolare. Il governo degli istituti è partecipazione al potere del governo che ha il papa. Un istituto piccolo è un'umile porzione del gregge di Gesù Cristo. Tanto l'istituto è sicuro della sua stabilità quanto tutte le pietre si basano sulla pietra fondamentale. Questa pietra è Cristo. (PrP III, 1947, p. 115)

 
 

Martedì 12 luglio

 Segno di unità e comunione

 

Invocazione allo Spirito Santo

 

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 22, 25-32)

«Gesù disse: "I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve.

Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me, perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno. E siederete in trono a giudicare le dodici tribù d’Israele.

Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli".»

 

Dalla Regola di Vita 120

La superiora generale

come vincolo visibile

di unità della Congregazione,

la guida con viva sollecitudine

affinché compia con impegno dinamico

la missione affidatale dal Signore.

È attenta alle urgenze pastorali della Chiesa,

sensibile ai segni dei tempi,

capace di operare in comunione

con le responsabile ai vari livelli.

Rappresenta ufficialmente la Congregazione

davanti alla Chiesa.

 

Dalla predicazione del Beato Giacomo Alberione

La superiora ha bisogno di più grazie, perché ha impegni più difficili. Se sbaglia una suora si può rimediare, ma se sbaglia la superiora è peggio. Le altre fanno poi come facciamo noi. (PrP VIII, 1957, p. 212). L'esempio è il primo modo di governare; si deve poter dire: «fate come ho fatto io». Distinguersi nella carità. La superiorità bisogna che venga dalla superiorità nella pietà, nel sapere nell'osservanza nello zelo per l'apostolato; non sia una cosa imposta, ma venga a confermare ciò che già c'è. Se chi è superiora non lavora più degli altri, non è più superiora. (PrP VII, 1954, p. 123)

 
 

Mercoledì 13 luglio

 Per animare insieme i doni di ciascuna

 

Invocazione allo Spirito Santo

 

Dal vangelo secondo Giovanni (17, 6-11.20-26)

«Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi. [...] Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.

Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.

Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro.»

 

Dalla Regola di Vita 123

Le consigliere generali partecipano

al governo della Congregazione.

Con la superiora generale

formano una comunione di vita

con i compito di animare

i doni di ciascuna

nell’unità e nella pluralità,

garantire la fedeltà al carisma pastorale

e la sua attualizzazione,

esprimere e fare sintesi

delle sensibilità e istanze di tutte

di fronte ai segni dei tempi

e agli orientamenti ecclesiali e sociali,

e coordinare i servizi ausiliari

di organizzazione,

informazione e amministrazione.

 

Dalla predicazione del Beato Giacomo Alberione

L'obbedienza trova dei nemici interni: prima l'orgoglio... quasi che... «Sappiamo anche noi che cosa bisogna fare! E perché uno è superiore non vuol mica dire che abbia il monopolio della verità» - qualche volta si pensa. Oppure si trova difficoltà in questo: nel dover obbedire a una persona più giovane. [...] Obbedite a chi è sopra di voi e state sottomesse affinché il loro ufficio di guidare sia compiuto in pace, non gemendo, non sopportando, non dovendo mettere troppe lacrime nell'occulto per rispetto a chi resiste e, resistendo ai superiori, si resiste a Dio. [...] Se vogliamo essere esauditi sappiamo essere obbedienti. (AAP 1957, 509)

Chiedere in questi giorni tanti lumi dello Spirito Santo perché nelle nostre case fiorisca la santità, l'amore di Dio. Oh! come vi vorrei unite tutte, vorrei che tutti potessimo ripetere la preghiera di Gesù con il suo stesso desiderio e amore: che siano uniti, «che siano una sola cosa come tu sei in me, o Padre, ed io in te» (Gv 17, 21). Piaccia al Signore che questa carità, questo spirito di unione, progredisca. (AAP 1967, 479).

 
 

Giovedì 14 luglio

 Riconosciamo le mediazioni di Dio

 

Invocazione allo Spirito Santo

 

Dalla Lettera di Paolo ai Romani (13,1)

«Ciascuno stia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c'è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio.»

 

Dalla Regola di Vita 52

Riconosciamo le mediazioni specifiche

della volontà di Dio:

il magistero della Chiesa

e in particolare del Papa

al quale obbediamo anche in forza del voto,

le leggi canoniche, la Regola di Vita, il Direttorio,

le deliberazioni del Capitolo generale, le superiore.

 

Dalla predicazione del Beato Giacomo Alberione

Siate tutte unite, l'unione è il gran bene della congregazione; unite di pensiero, di cuore e di opere perché le singole case seguono casa madre e casa madre sta in unione con la santa Sede (PrP VII, 1954, p. 122)

Adesso, in questo senso, noi dobbiamo portare come un impegno. Un impegno come? Tutte unite! L'istituto è come una persona. Sì, è come una persona, unita. E quindi prendere tutti i principi e tutti gli insegnamenti che vengono dati e seguirli. E seguirli  (AAP 1967, 479)

 
 

Venerdì 15 luglio

 Verso la missione con gli stessi sentimenti di Cristo

 

Invocazione allo Spirito Santo

 

Dalla Lettera di Paolo ai Filippesi (2, 5-11)

«Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,

il quale, pur essendo di natura divina,
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;
ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo
e divenendo simile agli uomini;
apparso in forma umana,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e alla morte di croce.
Per questo Dio l'ha esaltato
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra;
e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.»

 

Dalla Regola di Vita 49

Ad imitazione di Cristo Pastore

obbediente sino alla morte di croce,

poniamo tutta la nostra vita

a servizio del progetto salvifico del Padre

compiendo la missione pastorale.

 

Dalla predicazione del Beato Giacomo Alberione

Il nostro lavoro spirituale è quello di evitare i sentimenti non buoni e invece mettere i sentimenti di Gesù. Gesù tutto infiammato di amore per il Padre e infiammato di amore per le anime. Per compier la volontà del Padre si è fatto uomo e ha condotto una vita di sacrificio; tutta la vita di Gesù Cristo fu croce e martirio, e per amore degli uomini nulla ha risparmiato, neppur le ultime gocce del sangue suo che, con la lancia, vennero ad uscire dal costato sacrosanto suo. Mettere l'amore a Dio e alle anime. (AAP 1959, 279)

Avere carità: che Gesù viva in noi, nei nostri pensieri, nei nostri desideri, nei nostri sentimenti, nelle nostre attività. Allora è la vita in Cristo: «Vivit in me Christus» (Gal 2,20). Di riflesso ne deriva l'amore al prossimo. (PrP IX, 1969, p. 85)

 
 

Sabato 16 luglio

 In Cristo a disposizione del suo Regno

 

Invocazione allo Spirito Santo

 

Dal Libro dei Salmi (Sal 149, 1-4)

«Alleluia.

Cantate al Signore un canto nuovo;
la sua lode nell'assemblea dei fedeli.
Gioisca Israele nel suo Creatore,
esultino nel loro Re i figli di Sion.
Lodino il suo nome con danze,
con timpani e cetre gli cantino inni.
Il Signore ama il suo popolo,
incorona gli umili di vittoria.»

 

Dalla Regola di Vita 4

La nostra vocazione pastorale

è espressa nel nome

con il quale la Chiesa ci riconosce:

«Suore di Gesù buon Pastore».

Esso è per noi “memoriale” di Cristo

morto e risorto

per radunare in un solo popolo

i dispersi figli di Dio;

è «appello» a vivere in comunione con Lui

a disposizione del suo Regno.

 

Dalla predicazione del Beato Giacomo Alberione

Ed è quindi così glorioso anche il vostro nome di Suore di Gesù buon Pastore, di Suore Pastorelle. Non cambiatelo mai con un altro termine. E lo so che lo capite bene, lo amate e volete seguire questa denominazione, perché è un programma di vita. Cioè è lui il Pastore e voi le pastorelle.

Pastorelle da una parte come agnelline, e dall'altra parte come devote del buon Pastore, imitatrici del buon Pastore, collaboratrici del buon Pastore. [...] Amarlo dunque questo titolo, ma considerarlo non come una bella espressione, ma considerarlo come un programma di vita terrena, di vita celeste. [...]

Ma, del resto che cosa dire? Quando si dice Pastorelle

si dice tutto un programma

si dice tutta una luce

si dice tutto un conforto

si dice tutta una vita

si dice tutta una missione

si dice tutta una gloria, e gloria eterna.

(AAP 1961, 122. 136. 139)

 

english     português     español